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domenica 26 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: per i soccorritori pericolo polveri sprigionate dai crolli. Nelle costruzioni presente anche amianto

Tutti abbiamo ancora davanti agli occhi le macerie delle Twin Towers, abbattute l'11 settembre 2001. Di quella vicenda, di quell'evento spartiacque molte cose non si sanno, o almeno se ne sà poco. Un dato drammatico, che le autorità statunitensi tendono ad ammantare, è quello relativo ai soccorritori ammalatisi sulle macerie ancora fumanti del Wtc, dopo aver respirato i contaminanti sprigionati dai crolli delle torri. Nella sola Manhattan se ne contano, a oggi, circa 180.000 . La polverizzazione degli edifici, dovuta alle esplosioni, sprigionò nell'aria di New York una serie di micropolveri altamente nocive per l'organismo umano. Gli "eroi di Gronund Zero" non furono avvertiti dalle autorità del pericolo, nonostante molti studiosi avessero messo in guardia coloro che gestivano i soccorsi, spingendo per l'adozione di maschere speciali e guanti. Le malattie prodotte dall'aspirazione e dall'ingestione dei contaminanti furono, oltre al cancro, ictus, malattie cardiovascolari, infarto e tromboembolia polmonare. Oggi quegli eroi sono quasi tutti dimenticati, e molti non ricevono dallo stato nemmeno l'assistenza sanitaria, con la beffa che molte assicurazioni si sono rifiutate di pagare le cure. La situazione venutasi a creare a L'Aquila e nei paesi colpiti dal terremoto può risultare analoga, ma meno grave di quella dell'11 settembre. A L'Aquila non ci sono state esplosioni che hanno polverizzato gli edifici, dunque le polveri sprigionatesi nell'aria sono più grossolane e possono essere contrastate più facilmente con l'ausilio di normali maschere respiratorie. Il pericolo è rappresentato in particolare dall'amianto, che in Italia, nonostante sia vietato dalla legge, è ancora presente in molti edifici. L'altro elemento di preoccupazione riguarda la presenza di ceneri di rifiuti nel cemento utilizzato per costruire gli edifici. Molti cementifici, infatti, usano i rifiuti per innalzare le temperature degli impianti di produzione del cemento. Anche all'Aquila all'indomani del terremoto, a opera del nanopatologo Stefano Montanari, è stato lanciato l'allarme polveri, ed è stato suggerito di adottare adeguate attrezzature per scongiurare i pericoli di avvelenamento. Tanto più che questi residui, oltre che a essere inspirati, possono posarsi sui prodotti agricoli, e dunque essere ingeriti indirettamente. A ora, purtroppo, non si è adottata nessuna misura di sicurezza. I soccorritori sono tranquillamente a lavoro senza maschere e guanti, e per di più si stanno, tramite appositi macchinari, polverizzando i calcinacci raccolti nei luoghi del disastro, liberando nell'aria, in forma più sottile, le polveri cancerogene. Bisogna fare in modo che tanti ignari soccorritori, spinti solo dal desiderio di aiutare, non si ritrovino un domani a fare i conti con l'ennesimo caso d'inefficienza e, bisogna dirlo, d'inettitudine delle nostre istituzioni. Se in America hanno avuto questo problema perchè noi facciamo lo stesso?

Terremoto in Abruzzo: nessuno ne parla, ma ci sono ancora circa 50 dispersi. Ma che fine hanno fatto?

Il numero delle vittime del terremoto, accertate, sono state 297. Si sanno quanti sono i feriti, quanti gli sfollati, e si hanno già delle stime sul numero delle case inagibili. C'è però un numero, o più che altro dei nomi, di cui non si parla, perchè scomparsi. Sono i circa cinquanta dispersi del terremoto, ancora oggi reclamati dai propri parenti o amici e dei quali non si sà nulla. O almeno, se ne sanno i nomi, ma se si chiedono alle autorità, come ha fatto il quotidiano L'Unità , delucidazioni e precisazioni, non si hanno risposte. Quasi come se l'argomento fosse coperto da segreto si stato. Naturalmente si può comprendere l'angoscia di coloro che cercano queste persone, e che non si vedono dare nessun aiuto dalle autorità preposte. Gli unici che si stanno prodigando, ormai già da parecchi giorni, per dare assistenza e indicazioni ai parenti dei dispersi, sono i volontari dell'Associazione Codici (http://www.codici.org/), una Onlus che si occupa, appunto, di coprire i buchi lasciati scoperti dalle organizzazioni statali, e che ha istituito a Pescara una sala operativa che raccoglie le segnalazioni dei dispersi. Sul sito internet dell'associazione sono stati pubblicati i nomi di coloro che ancora mancano all'appello. In sostanza i dispersi sono diventati degli invisibili, di cui non si hanno più notizie e nessuno sa niente. Una storia di cui i media non parlano, anche perchè il tutto è coperto da un certo alone di mistero e le autorità sono restie a rilasciare dati in merito.

giovedì 23 aprile 2009

Terremoto: dal 1700 in Italia ci sono stati 42 sismi con magnitudo superiore a 6 gradi della scala Richter. Ce ne saranno altri!

E' una dato di fatto incontrovertibile, il nostro paese è, in Europa, uno di quelli con il maggior rischio sismico. Dal 17oo a oggi sono stati 42 gli eventi simici con magnitudo superiore a 6 gradi, e i terremoti che hanno portato più morte e distruzione sono stati: 1905, Calabria, 7.06; 1908, Calabria-Messina, 7.24; 1915, Avezzano, 6.99; 1919, Mugello, 6.18; 1920, Garfagnana, 6.48; 1930, Irpinia, 6.72. Sei terremoti devastanti in soli 25 anni. Da questa constatazione di pericolo dovrebbe derivare una politica adatta alla situazione. Ma il fatalismo e il lassismo di noi italiani, ci impedisce di prendere seriamente delle contromisure adatte.

Questa è una mappa dell'Italia che indica, da qui a trent'anni, le zone dove è più alta la probabilità che avvenga un sisma con magnitudo superiore a 6 gradi della scala Richter.


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Quest'altra mappa indica invece la probabilità (valutata con quattro diversi metodi, tre geologici e uno basato sulla sismicità storica), per ogni regione italiana, che un evento sismico di magnitudo superiore a 5,5 gradi avvenga entro i prossimi 25 anni.


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Bisogna recepire questi studi, e non bollarli come "gufate". Bisogna fare in modo che il prossimo sisma, perchè ci sarà un prossimo sisma, non ci trovi impreparati. E soprattutto bisogna iniziare a rispettare prima noi stessi come nazione, e poi il nostro territorio come l'unico che abbiamo. Sono sicuro che i cittadini faranno proprie queste sensibilità molto prima della classe politica.




Mappa della pericolosità sismica redatta dall'Ingv, non recepita a dovere dalle regioni

A monte di quello che e successo a L'Aquila e in Abruzzo, oltre alla furia della natura, c'è l'avidità e la scarsa sensibilità dei nostri governanti. Purtroppo questa prassi non riguarda solo il governo centrale, ma anche le amministrazioni locali, quelle che vivono il territorio e che dunque dovrebbero amarlo di più, e avere più rispetto dei propri corregionali. Invece non è sempre così, e vittime delle inadempienze sono spesso anche coloro che le hanno perpetrate.

Nel 2006, a due anni dal terremoto in Molise, il governo italiano affidava all'Ingv la redazione di una mappa del rischio sismico nel nostro paese. L'intento era quello di far recepire il grado di rischiosità alle amministrazioni regionali, per poi adeguare a questo le future norme in materia di costruzione di edifici, pubblici e non. Qui di seguito ho postato quella mappa. Il viola è il colore che indica la massima pericolosità, mentre dal verde fino al grigio sono indicati i luoghi a minore rischio sismico. Come si può vedere l'Abruzzo è quasi completamente coperto da una chiazza viola:

clikka per ingrandire



Quest'altra mappa riportata di seguito,
indica invece il rischio recepito dalle regioni:


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Come si può vedere, l'Abruzzo, e dunque L'Aquila e le zone terremotate comprese, non sono al livello 1 di pericolosità, ma al secondo livello, mentre tutt'intorno, Umbria e Molise sono a livello 1. Strano vero? Non tanto se si considerano quelle che sono le implicazioni di una tale scelta. Costruire in zona 1 comporta una spesa, per il costruttore, molto maggiore rispetto a un'edificazione in zona 2. Sono questi sulla cartina, dunque, dei veri e propri buchi politici. Secondo Antonio Perrotti, ex direttore del dipartimento territorio e ambiente della Regione Abruzzo, il declassamento della regione, al secondo livello, è avvenuto a causa delle forti pressioni esercitate dalla potente lobby dei costruttori sull'amministrazione regionale. Questa venutasi a creare in Abruzzo è una situazione paradigmatica della realtà italiana, dove i cittadini vengono sempre dopo tutto.


L'Intervista di RaiNews24 a Antonio Perroti

mercoledì 22 aprile 2009

Terremoto: ultimo report della sequenza sismica. Scossa di 3,6 gradi con epicentro vicino Terni. Un'altra scossa di 3,6 gradi nell'aquilano

Aggiungere due ore all'orario indicato per ottenere l'ora italiana. Il report utilizza il sistema universale di misurazione del tempo (Utc). Fonte: Ingv


Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag
Distretto Sismico


Report della scossa registrata in Umbria, con epicentro vicino Terni



Magnitudo(Ml) 3.6 - UMBRIA - TERNI
22/04/2009 14:32:25 (italiana)
22/04/2009 12:32:25 (UTC)

Map Location

Hai sentito il terremoto? Clicca qui.

Comunicato
Un terremoto di magnitudo(Ml) 3.6 è avvenuto alle ore 14:32:25 italiane del giorno 22/Apr/2009 (12:32:25 22/Apr/2009 - UTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel distretto sismico: Val_Nerina.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.


Dati evento

Event-ID 2206733910
Magnitudo(Ml) 3.6
Data-Ora 22/04/2009 alle 14:32:25 (italiane)
22/04/2009 alle 12:32:25 (UTC)
Coordinate 42.578°N, 12.827°E
Profondità 9.2 km
Distretto sismico Val_Nerina

Comuni entro i 10Km

ARRONE (TR)
FERENTILLO (TR)
MONTEFRANCO (TR)
POLINO (TR)
COLLI SUL VELINO (RI)
LABRO (RI)
MORRO REATINO (RI)
POGGIO BUSTONE (RI)
RIVODUTRI (RI)
Comuni tra 10 e 20km

MONTELEONE DI SPOLETO (PG)
POGGIODOMO (PG)
SANT'ANATOLIA DI NARCO (PG)
SCHEGGINO (PG)
SPOLETO (PG)
VALLO DI NERA (PG)
STRONCONE (TR)
TERNI (TR)
CANTALICE (RI)
CONTIGLIANO (RI)
GRECCIO (RI)
LEONESSA (RI)
RIETI (RI)

Terremoto: ultimo report della sequenza sismica. Scossa di 3,6 gradi con epicentro vicino Terni. Un'altra scossa di magnitudo 3,2 vicino Sulmona

Aggiungere due ore all'orario indicato per ottenere l'ora italiana. Il report adotta il sistema di misurazione universale (Utc). Fonte:Ingv


lunedì 20 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: ancora una scossa d'intensità sostenuta (3 gradi della scala Richter) alle 13:43. Ore 21:29 ultimo report della sequenza sismica

Stamani la popolazione abruzzese ha ancora avvertito ulteriori scosse. 3,1 gradi Richter alle 9:13 e 3 gradi alle 13:43. Stanotte un ulteriore scossa di 3 gradi è stata avvertita nell'aquilano all ore 4:22. Fonte: Ingv


Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag Distretto Sismico

Terremoto in Abruzzo: il lavoro dell'informazione

Sono ormai passate due settimane dalla notte infernale che sconvolse l'Abruzzo. Questo tempo è servito per seppellire le numerose vittime, metabolizzare, per quanto possibile, la nuova condizione di vita in cui la popolazione si trova, fare una prima stima dei danni e iniziare a porsi delle domande sul perchè e sul come un terremoto d'intensità non elevatissima ha potuto creare un tale sfacelo. Domande leggittime, necessarie, appropriate, ma che non incontrano il favore di tutti. Una buona fetta della maggioranza di governo, con il premier in testa, è convinta che la ricerca di eventuali responsabilità e illeicità, tutte comunque da provare, nella costruzione degli edifici o nella gestione della prevenzione sia di intralcio alla ricostruzione post-sisma. La politica del "fare" contrapposta al mondo delle chiacchiere, con il mito del "fare" splendidamente incarnato da Berlusconi. Per il cavaliere non è ancora il momento, oltre che scavare tra le macerie, di scavare anche nel passato della politica edilizia aquilana che, a prima vista, non sembra davvero essere stata irreprensibile. Per fortuna in giro c'è gente convinta della possibilità di poter fare più cose contemporaneamente. E poi si sa, Berlusconi non ha mai amato il lavoro svolto dalla magistratura e dai giornalisti che producono inchieste, specialmente quando questi vanno a ficcare il naso nei suoi affari. Comunque delle chiarificazioni su alcuni punti ancora oscuri sembrano essere proprio necessari. Tanto più che in questi giorni nel capoluogo abruzzese sono successe cose alquanto strane, proprio attorno alle macerie degli edifici in odore di malaffare. La procura dell'Aquila ha dovuto porre sotto sequestro i calcinacci della casa dello studente, della prefettura e dell'ospedale per evitare che si perdessero delle prove determinanti, dato che la rimozione dei detriti, e la loro distruzione, avanzava repentinamente proprio in questi siti. Il perchè si sia scelto di iniziare a ripulire la città proprio dai luoghi sulla quale i pm stavano indagando non ci è dato sapere. E i giornalisti che in questi giorni hanno cercato di scoprire qualcosa, avvicinandosi alle macerie per vedere cosa stava succedendo, si sono visti sbarrare la strada da un cordone impenetrabile di forze dell'ordine, neanche si trovassero a Fort Knox. Strano vero? La denuncia di quello che stava avvenendo è partita proprio da alcuni giornalisti del quotidiano Terra, che non si sono limitati alle conferenze stampa e alle dichiarazioni ufficiali dei politici, ma hanno deciso di voler fare il loro mestiere per poter informare i loro lettori. Niente di speciale se non fossimo in Italia e la nostra stampa non fosse ridotta lei a un cumulo di macerie. Il lavoro dei giornalisti, in relazione al sisma, non può vertere soltanto sulle pur importanti storie dei sopravvissuti, o sulla situazione nelle tendopoli. E' fondamentale non far dimenticare al grande pubblico in che condizioni versano i nostri connazionali abruzzesi, ma altrettanto importante è capire se si poteva, e se si potrà evitare nuovamente il ripetersi di alcune situazioni, tipiche della nostra penisola. La magistratura e la stampa in questo sono alleati. L'informazione pesa come un macigno sulla coscienza civile di una nazione e rappresenta sia la memoria a breve termine che quella a lungo termine di un popolo. Dunque il cavaliere si metta l'animo in pace, i rompicoglioni ci saranno sempre. Anche in un paese addormentato come il nostro.

domenica 19 aprile 2009

18/04/2009 ora italiana 21:18: terremoto a Kuril islands (Russia) nell'oceano Pacifico, con intensità 6,7 della scala Richter

Un forte terremoto con magnitudo 6,7 della scala Richter ha colpito la parte est delle Kuril Islands (Russia), nell'oceano Pacifico a nord del Giappone. Al momento non ci sono notizie di danni anche se si temono tsunami. Già martedì 7 aprile un altro forte sisma di magnitudo 6,9 aveva colpito la stessa zona provocando uno tsunami che, secondo la Cnn, è stato di dimensioni del tutto inaspettate per l'intensità del terremoto.





Map Location
Hai sentito il terremoto? Clicca qui.

Comunicato
Un terremoto di magnitudo(Mw) 6.7 è avvenuto alle ore 21:18:03 italiane del giorno 18/Apr/2009 (19:18:03 18/Apr/2009 - UTC).
Il terremoto è avvenuto nel distretto sismico: Kuril Islands, Russia.

Dati evento
Event-ID 8206680380
Magnitudo(Mw) 6.7
Data-Ora 18/04/2009 alle 21:18:03 (italiane)
18/04/2009 alle 19:18:03 (UTC)
Coordinate 46.12°N, 151.34°E
Profondità 62 km (fissata)
Distretto sismico Kuril Islands, Russia


-

Terremoto: scossa in Piemonte di 3,9 della scala Richter. Ancora scosse in Abruzzo e nel cassinate. Forte scossa in Russia di 6,7 scala Richter (Ingv)

Aggiungere due ore all'orario indicato per ottenere l'ora italiana.


Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag Distretto Sismico

sabato 18 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: ore 00:11, ultimo report della sequenza sismica

Aggiungere due ore all'orario indicato per ottenere l'ora italiana. Il report adotta il sistema universale di misurazione del tempo (Utc).

Cliccare qui per vedere il report della sequenza sismica dal 1 aprile.

Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag Distretto Sismico

venerdì 17 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: ore 20:16, ultimo report della sequenza sismica in Abruzzo (fonte: Ingv)

Aggiungere due ore all'orario indicato per ottenere l'ora italiana. Il report adotta il sistema universale di misurazione del tempo (Utc).


Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag Distretto Sismico

Terremoti nel mondo: la faglia di Sant'Andrea e il terrore del Big One (documentario sulla faglia di Sant'Andrea)



Non solo l'Italia è alle prese con un territorio dalle caratteristiche geologiche instabili. Il nostro paese, l'unico in Europa ad avere ancora vulcani attivi come l'Etna, lo Stromboli e il Vesuvio, è da sempre vittima dei capricci della terra. Ma in altre zone del mondo il problema è il medesimo se non più serio. E' il caso della California, che ospita la più famosa faglia del mondo, quella denominata di San Adreas. La faglia fu individuata e inizialmente studiata nel 1895 da Andrew Lawson, un professore di geologia dell'Università di Berkeley, che le diede il nome di un piccolo lago situato proprio nella valle creata dalla faglia , La laguna de San Andreas. La faglia, ben visibile anche dall'esterno, attraversa le due più grandi megalopoli dello stato di California, Los Angeles e San Francisco, e per questo da sempre gli abitanti della zona guardano con terrore al risvegliarsi dell'attività sismica. Già nel 1956, con il famoso terremoto che distrusse San Francisco, il settore nord della faglia sprigionò la sua devastante potenza portandosi via circa 3000 persone, e un altro importante terremoto si ebbe ancora più in la nel tempo, nel 1857, quando a risvegliarsi fu il tratto centrale. Ma il vero problema, studiato e monitorato da molti importanti scienziati, è rappresentato dal segmento sud che è inattivo da circa 250 anni. Ed è proprio questa lunga inattività, e il relativo accumulo di energia dato dallo sfregamento tra i vari tratti della faglia, che fa temere un terremoto di intensità mai vista, il Big One, il sisma che cancellerà tutto.

La faglia di San Andreas è composta da vari segmenti e attraversa, da nord a sud, quasi tutta la California occidentale, passando attraverso Los Angeles e San Francisco per intersecarsi con un'altra importante paraclasi, quella di San Jacinto. La parte di crosta che si trova a ovest della faglia si muove verso nord, mentre quella situata a est si muove verso sud. Questo particolare tipo di movimento della crosta terrestre ha dato vita alla faglia che è, proprio per questo, di tipo trascorrente. L'accumulo di energia prodotta dallo sfregamento delle due enormi porzioni di roccia produce, quando viene rilasciata, dei violenti terremoti.


L'enorme energia accumulata nei due secoli e mezzo di inattività potrebbe, dunque, provocare uno dei terremoti più potenti e catastrofici di tutti i tempi. E' la tesi di uno studio compiuto dal geofisico Yuri Fialko dello Scripps Institution of Oceanography di La Jolla (Usa), e pubblicato dall'autorevole rivista scientifica Nature. Dunque non un allarme privo di basi scientifiche. Secondo Fialko "la faglia sta accumulando un'energia estremamente elevata che potrebbe essere rilasciata attraverso un violentissimo terremoto" e il ricercatore si spinge ancora più in la e avverte che "l'appuntamento con il sisma non dovrebbe essere poi così lontano". Per le sue ricerche Fialko si è avvalso, oltre che dei normali sensori posti direttamente sulla faglia, anche di dati raccolti dal 1985 a oggi da due satelliti dell'agenzia spaziale europea. I satelliti hanno permesso al ricercatore di avere un quadro preciso della scansione temporale in riguardo al movimento della terra intorno alla faglia. In questo modo è stato possibile vedere gli spostamenti, e dunque gli sfregamenti della crosta, e relazionarli all'accumulo di energia.


L'ultimo importante terremoto prodotto dalla faglia di San Andreas si è avuto nel 2004 a Parkfield, ed è stato di 6,6 gradi Richter. I sismologi l'avevano predetto, sbagliando, per il 1993, basandosi sull'intervallo temporale dei sismi passati (1857, 1881, 1901, 1922, 1934, 1966), che vedeva prodursi nella zona un terremoto ogni 22 anni. La previsione fu errata ma l'intensità e la zona dove sarebbe dovuto avvenire fu giusta. Comunque aspettando il Big One gli americani si preparano a riceverlo intensificando le misure di sicurezza, costruendo edifici solo con metodi antisismici e pianificando ogni dettaglio di un possibile post-sisma. Quando si vive in un luogo come la faglia di San Andreas non ci si può affidare solo alla benevolenza di Dio.





Terremoto in Abruzzo: ore 12:29, ultimo report della sequenza sismica in Abruzzo (fonte: Ingv)

Aggiungere due ore all'orario indicato per avere l'ora italiana. Il report adotta il sistema di misurazione universale del tempo (Utc).

Per consultare la sequenza sismica dal 1 aprile clikka qui


Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag Distretto Sismico

giovedì 16 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: analisi necessarie


Da quando, domenica scorsa, l'Abruzzo è piombato nell'emergenza sisma, la parola d'ordine tra istituzioni, mondo politico e informazione è stata "coesione". In pratica si è detto: "bando alle polemiche e diamoci da fare, c'è da affrontare un'emergenza e bisogna farlo senza veleni". Ok, questo è stato fatto. L'opposizione ha adottato il basso profilo e ha dato carta bianca al governo sulla gestione delle operazioni di soccorso, il mondo mediatico, quasi al completo, si è allineato in modo diligente sulla retorica celebrativa dell'efficienza della protezione civile, e sullo spirito di coesione nazionale dimostrato dall'Italia nei giorni più critici. Il profluvio di notizie giunto dai luoghi del disastro, com'è giusto in un primo momento, ha prediletto le storie e i drammi di coloro che il sisma l'hanno subito sulla loro pelle (dimostrando una grande e non retorica dignità). Fino a qua tutto bene. Ma se si volesse invece analizzare più nel dettaglio cosa realmente è successo prima e dopo il terremoto ecco che si viene tacciati di disfattismo e pelosità. A me hanno sempre detto che il dovere dell'informazione, un compito a volte scomodo e impopolare, è quello di cercare ad ogni costo la verità. Questo è tanto più vero se alla verità sono legate le sorti di tante persone, morte o che hanno perso tutto. Non c'è nulla di male nel porre alcuni quesiti che, a dieci giorni da quella tragica e irrimediabile notte, sono più che leggittimi, anche se producono un corollario di aspre polemiche. Ma come non possono essere caustiche le discussioni legate a una sciagura che a parere di molti poteva essere limitata, o quantomeno alleviata? Certo c'è modo e modo di parlare e analizzare l'operato della protezione civile, in particolare prima del sisma. Ma va fatto. La domanda intorno alla quale tutto ruota è perchè, dato che l'attività sismica nella zona dell'Aquila andava avanti ormai da alcuni mesi, gli organi competenti non abbiano approntato misure adatte a fronteggiare una situazione che stava diventando sempre più imminente. Dalle testimonianze di molti che hanno partecipato al primo soccorso, cioè nella notte di domenica, viene fuori un'impreparazione che, quantunque sia stata riscattata in seguito, ha dell'incredibile. Quella notte, e per quasi tutta la giornata di lunedì, in servizio all'Aquila, capoluogo di regione, c'erano soltanto 15 vigili del fuoco, che con tutta l'abnegazione di cui sono stati capaci ben poco hanno potuto di fronte al disastro che si stava profilando. Inoltre i primi volontari accorsi hanno scavato a mani nude per tutta la giornata, senza avere a disposizione neanche un paio di guanti. Cercando di non cadere nell'errore di giudicare l'accaduto con il senno del poi, non sarebbe stato saggio rinforzare gli organi di primo intervento, in una zona che da quattro mesi registrava scosse più o meno forti? Per non parlare poi delle tende e dell'installazione dei primi alloggi di fortuna, in una zona fredda come quella alle falde del Gran Sasso. Tolta la sbandierata efficienza registrata nella città dell'Aquila, e il primo interesse dei media per i piccoli borghi duramente colpiti dal sisma, come Onna o Pizzoli, da qualche giorno le uniche immagini e notizie ci giungono solo ed esclusivamente dalla tendopoli di Piazza d'Armi all'Aquila. Molti paesini hanno ottenuto le prime tende solo qualche giorno fa, e a Campotosto, dove il sisma è arrivato in seguito alla migrazione dell'epicentro, molte persone sfollate per paura hanno visto i primi militari solo sabato scorso. E la situazione non è migliore in molti altri piccoli centri dei quasi 120 paesi interessati seriamente dal sisma. Fa freddo, e non ci sono le stufe, serve l'acqua per lavarsi, e l'acqua scarseggia, serve assistenza medica all'enorme massa di anziani, e con tutti gli sforzi degli operatori sanitari non è possibile essere sempre presenti e puntuali. Badate bene, l'impegno di coloro che si stanno facendo il "mazzo" in Abruzzo non è messo assolutamente in discussione. Ma sarebbe stato tutto più facile se ci si fosse preparati prima. Magari accumulando tende, materiali e mezzi necessari a una situazione più volte vista in Italia. La cosa scandalosa, comunque, non è l'impreparazione dei soccorsi, ma la reazione sperticata del governo di fronte a chi cerca di fare chiarezza. L'analisi e la comprensione degli errori sono fondamentali per l'evoluzione del nostro sistema d'emergenza. E' importantissimo non ripetere gli stessi errori, anche se l'Italia è un paese dalla memoria troppo corta, e dai precedenti terremoti non si è avuto un reale avanzamento della prevenzione. La protezione civile fà il possibile con quello che ha, a dispetto dei reiterati tagli al bilancio subiti ogni qual volta c'è una crisi. Questo vale anche per la messa in sicurezza degli edifici pubblici. Purtroppo la regione Abruzzo, come d'altronde lo stato italiano, vive da tempo una profonda crisi economica, e la politica in periodo di ristrettezze rinuncia quasi sempre alla sicurezza, che è meno visibile e ancor meno spendibile dal punto di vista elettorale, prediligendo opere più visibili ma, forse, meno necessarie. Speriamo che questa ennesima catastrofe serva almeno a fare dei passi in avanti.

mercoledì 15 aprile 2009

Terremoto n Abruzzo: iniziano le valutazioni di agibilità. Ecco il calendario dei sopralluoghi

Sono partiti all'Aquila i sopralluoghi dei tecnici assunti dal comune per verificare i danni e l'agibilità degli immobili. Oltre il centro storico, le zone periferiche sono state divise in sette zone. Ecco il calendario dei sopralluoghi zona per zona.







Terremoto in Abruzzo: ore 2:22, ultimo report della sequenza sismica

Aggiungere due ore all'orario indicato per avere l'ora italiana. Il report adotta il sistema universale di misurazione del tempo Utc. (fonte: Ingv)

Data Ora (UTC) Lat Lon Prof(Km) Mag Distretto Sismico