domenica 3 marzo 2013

Le incoerenze del Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo, "primus inter pares", a "capo" della sua speciale democrazia diretta

In queste ultime settimane si è avuta la possibilità, anche per coloro non sono troppo avvezzi all'utilizzo del web, di conoscere meglio le idee, i volti e le parole d'ordine del Movimento 5 Stelle. A questo proposito, per fare un po' di chiarezza, per quanto mi è (poco) possibile, vorrei analizzare uno dei leit motiv più suggestivi e ideologicamente importanti della campagna elettorale grillina, cioè il continuo riferimento, come fondamento primo del M5S, alla "democrazia diretta". Innanzitutto è bene specificare che la democrazia diretta è l'antitesi della democrazia rappresentativa, che è il modello utilizzato da gran parte delle democrazie moderne.
Il primo modello, quello appunto "diretto", vede i cittadini in prima persona essere sia amministratori che legislatori, e ha nell'assemblea il luogo dove dirimere le controversie e prendere le decisioni per l'intera comunità. E' una delle forme di auto-governo più utilizzate da chi ha cercato, anche solo teoricamente, di instaurare una società anarchica, cioè senza un potere centrale Il più delle volte i provvedimenti vengono presi a maggioranza e, nel caso di assemblee molto partecipate, con un sistema interno di deleghe, che permette di riunire in un portavoce unico le istanze comuni di alcuni partecipanti all'assemblea. Quest'ultimo caso non ha nulla a che fare con l'elezione di un proprio rappresentante, ad esempio, in parlamento, dato che la delega può essere revocata in ogni momento e il portavoce non può liberamente prendere decisioni che non gli siano state direttamente suggerite dai deleganti.
Nel caso della democrazia rappresentativa, va da se, i cittadini eleggono tramite elezioni dei rappresentanti che andranno a comporre i vari organi "rappresentativi" previsti. Nel caso dell'Italia il parlamento e il senato della repubblica. Questi rappresentanti eletti legiferano e amministrano in vece dell'intera comunità.
Dopo questa doverosa specifica, torniamo al M5S. Innanzitutto per dire, com'è ovvio, che pare quantomeno un controsenso per un movimento che si rifà alla "democrazia diretta" presentarsi a delle elezioni rappresentative. Ma tolta questa incoerenza di base, che può essere tranquillamente risolta con l'esigenza per il movimento di far sentire la propria voce in un sistema rappresentativo, la cosa che più  mi ha colpito, per quanto ho potuto vedere, riguarda il funzionamento stesso dell'associazione creata da Beppe Grillo. Per prima cosa in una democrazia diretta non esiste la figura di un "Primus inter pares", altrimenti lo spirito di uguaglianza che la anima verrebbe subito meno. Nel Movimento 5 Stelle, il quale motto è "ognuno vale uno", c'è invece un certo Beppe Grillo che vale di gran lunga più di uno. In pratica, assieme a Casaleggio, l'altro guru della nuova formazione politica, Grillo prende le decisioni più importanti e strategiche, come in questi giorni stiamo osservando riguardo alla formazione del nuovo governo. Non esiste un'assemblea, anche virtuale, che magari sostituisca l'agorà fisica con la piazza telematica rappresentata dal web, che in maniera assembleare discute e poi prende le decisioni. O meglio, di discussioni, basta andare sul blog di Beppe Grillo o sbirciare nei siti web battuti dai grillini, ve ne sono a iosa. Nell'ultima settimana la rete trabocca di discussioni su quali debbono essere le alleanze del M5s, se di alleanze si deve parlare o se bisogna tornare al più presto alle urne. Bellissimo, grande esempio di partecipazione e di rinnovato interesse degli italiani (solo alcuni purtroppo) per le sorti della cosa pubblica. Ma alla fine, andando a stringere, la decisione finale verrà presa in maniera dittatoriale da Grillo, che forse verrà influenzato da quello che si dice in rete, ma che, come in passato, farà quello che ritiene più giusto.
Questa prassi, unita anche alle varie defenestrazioni pre-elettorali dal movimento di alcuni grillini, non ha nulla a che vedere con la democrazia diretta. Anzi, è agli antipodi di un sistema collegiale, e ancora più offensivo della democrazia rappresentativa, perchè spaccia quella che è mera partecipazione per condivisione decisionale. Tutte le volte che i grillini vengono interrogati su questo tema rispondono che nel loro movimento la colleggialità esiste, e che viene praticata ogni qual volta ve n'è bisogno.
Il Movimento 5 Stelle avrà tanti pregi, farà tante cose buone per l'Italia, rappresenta una novità assoluta nel nostro stantio panorama politico ma, nel modo più assoluto, non è nè animato e tantomeno portatore di democrazia diretta. Quella lasciamola agli anarchici, che piano piano, prima o poi verranno!!!!

sabato 2 marzo 2013

Nonostante lo stallo, la situazione politica attuale è un'opportunità che bisogna cogliere

A quasi una settimana dal voto lo scenario politico italiano sembra completamente in stallo. Sui media tradizionali, giornali, tv e radio, si possono trovare le più disparate ipotesi di governo e l'atmosfera che regna sovrana è quella drammatica della pre-apocalisse. Crisi economica e politica sommate all'incertezza sul futuro assetto governativo rendono ancora più fosco il futuro del nostro paese e i pusillanime, si sa, , in situazioni del genere abbondano e si riproducono alla velocità della luce. Sono pochi infatti coloro che vedono nella situazione politica venuta fuori dalle urne, unica nella storia della repubblica italiana, un'opportunità reale di cambiamento, di rottura drastica nei confronti di un passato politico appesantito e reso indigesto da scandali, abusi di potere, comportamenti pubblici inadeguati e lontananza dai problemi quotidiani della gente comune. L'affermazione dirompente del Movimento 5 stelle ha già portato un effetto benefico, ingenerando nell'animo dei vegliardi della politica nostrana il sacro terrore del popolo, un sentimento che dovrebbe essere sempre presente ma che tra i nostri amministratori è merce rara. Dopo anni di intoccabilità, favorita anche dalla cristallizzazione dei bacini elettorali a cui i vari partiti attingono, e che mai prima d'ora avevano subito un riposizionamento così brusco, la gente sente di potersi disfare definitivamente dei vecchi e inadeguati professionisti della politica. E questa sensazione può riaccendere la speranza, oltre che portare i futuri amministratori ad una maggiore efficienza e a comportamenti più consoni e rispettosi di un paese che è in profonda sofferenza.

E' ancora troppo presto anche solo per poter immaginare cosa accadrà da qui a qualche mese, quale sarà l'atteggiamento dei tanti nuovi eletti, quanto tempo occorrerà loro per capire la macchina istituzionale dello stato e ambientarsi nelle nuovo ruolo che, per forza di cose, non potrà essere più solo quello dei contestatari tout court, ma che dovrà necessariamente abbinarsi ad un attivismo propositivo. Tutte queste novità rendono complicato il gioco delle ipotesi. Ma è proprio questo il bello!! C'è un aria di attesa, di paura si, ma anche carica di grandi aspettative. Probabilmente il compito storico del M5S sarà quello di fare pulizia, rendere più accettabili i costi della politica e sbloccare l'impasse istituzionale che lega il potere legislativo ad un bicameralismo perfetto non più sostenibile. La mia previsione è che espletati questi compiti il fenomeno dei grillini andrà lentamente riassorbendosi all'interno di forze politice, magari nuove, ma differenti dallo stile movimentista e protestatario che oggi anima il M5S. Non una rivoluzione quindi, quelle devono per forza vedere scorrere il sangue. ma un radicale periodo di riforme e normalizzazione del panorama politico italiano. O almeno spero!!!!

sabato 23 febbraio 2013

"Clausura" (1958). Radiodocumentario di Sergio Zavoli.

Clausura è un documentario audio realizzato da Sergio Zavoli nel 1958. All'epoca fu il primo a gettare uno sguardo, seppur solo sonoro, su di una realtà oscura, spesso fraintesa e ai più quasi del tutto sconosciuta, come quella dei conventi di clausura. In particolare Zavoli riuscì a far entrare i microfoni della Rai in un convento di Carmelitane scalze di Bologna. La regola del carmelo venne rispettata consegnando gli apparecchi per le registrazioni sonore alle suore stesse, che dunque realizzarono da loro tutti gli audio all'interno della clausura.
Il documentario è famosissimo e quando venne realizzato ebbe molto successo anche fuori dai confini italiani. Allora come oggi la rinuncia totale al mondo per avvicinarsi il più possibile a dio, abbracciando l'ascesi e la mortificazione totale di gran parte dei piaceri terreni, è una realtà semi-sconosciuta alla maggioranza delle persone che invece nel mondo vivono e operano tutti i giorni. Una condizione spirituale fatta di silenzio e preghiera che la nostra modernità fà fatica a comprendere. Per come l'uomo moderno è socialmente e, perche no, anche spiritualmente strutturato il ritiro completo dal mondo genera una repulsione che spesso sfocia nell'aperta diffidenza di chi invece ha scelto quel modo di vivere e testimoniare la propria fede, in maniera intima e in comunione solo con altre persone che hanno fatto la stessa scelta. Zavoli nel suo lavoro, attraverso le parole di alcune monache, ha cercato di svelare la personalità e il motivo di una così radicale professione di fede. Di sicuro non vi è riuscito appieno, ma il documentario riesce comunque a scoprire un pezzettino di quell'universo così affascinante e nascosto, che oggi sta vivendo, almeno per quanto riguarda il numero di coloro scelgono di aderirvi, una crisi totale delle vocazioni.

lunedì 3 dicembre 2012

This is My land, il docufilm sulla condizione della popolazione palestinese nella città di Hebron. Di Giulia Amati e Stephen Natanson

Il documentario che vi presento oggi è intitolato "This is My Land", per la regia di Giulia Amati e Stephen Natanson, vincitore del premio Donatello 2011, come miglior documentario. Il film cerca di dipingere un affresco della condizione di vita quotidiana dei palestinesi residenti nella città di Hebron, in Cisgiordania (Giudea in ebraico e West Bank in inglese), che insieme alla Striscia di Gaza fa parte dei Territori palestinesi. La città, che dopo la guerra dei sei giorni nel 1967 è tornata sotto la giurisdizione israeliana, ha una popolazione di circa 200.000 abitanti, quasi tutti palestinesi, più 700 coloni israeliani a cui se ne sommano altri 7.000 residenti nella vicina Kiryat Arba . Hebron è una delle città storicamente e biblicamente più importanti per la religione ebraica.

Il problema, poco conosciuto perchè più che altro si parla della Striscia di Gaza e del conflitto israelo-palestinese in altre zone, riguarda appunto la convivenza tra le due comunità. Il film cerca di evidenziare come per garantire la sicurezza di 700 ebrei, per lo più residenti nel centro storico, la stragrande maggioranza palestinese viene quotidianamente discriminata e vessata dalla massiccia presenza di militari israeliani, presenti sul posto proprio a tutela della piccola comunità ebraica. Strade chiuse, divieto di passaggio in alcune zone per gli abitanti arabi, porte murate o finestre sprangate e ancora case palestinesi occupate da coloni israeliani sono all'ordine del giorno ad Hebron. Una situazione che ricorda tanto gli albori del nazismo, e dunque dell'antisemitismo, in Germania. Per ora il governo di Israele ha sempre tollerato l'arroganza ebraica e, tranne rari casi, non ha mai applicato la legge equamente tra cittadini arabi ed ebrei favorendo, com'è facile capire, i soprusi nei confronti della popolazione di religione islamica. La sensazione che ho provato nel guardare il documentario è stata di impotenza assoluta. Di incomunicabilità fra le parti, in particolare perchè la totalità dei residenti ebrei sono estremisti che inseguono ancora la promessa biblica di "una terra donata da dio", e non conquistata con le armi e l'appoggio dell'occidente. In questa logica, definiamola "biblica", Hebron rappresenta una città simbolo per gli ebrei: addirittura si fa riferimento ad essa nella genesi e sarebbe il luogo in cui sono stati sepolti  Abramo, Sara e Isacco, progenitori del popolo di Israele.

Comprensibilmente, se si è convinti di essere "autorizzati" da dio ( nel filmato un palestinese dice che dio non è "un agente immobiliare", come invece sembra che lo considerino gli ebrei ), qualsiasi argomento o tentativo di intermediazione risulterà vano a prescindere. Io non sono mai stato un "ultrà" irriducibile dell'una o dell'altra parte, ma oggettivamente in una situazione del genere c'è poco da discutere su quale sia la fazione maggiormente danneggiata e privata dei propri diritti, anche se, guardando il quadro completo da una posizionata distaccata, è difficile capire come possano anche i coloni accettare una situazione simile, di estrema tensione e intabilità . Magari nel quadro più ampio del conflitto israelo-palestinese altre motivazioni possono essere addotte per giustificare un tale comportamento da parte del governo di Tel Aviv, ma siamo sicuri che tutto ciò possa essere razionalmente spiegato? Io ho qualche dubbio. Buona incazzatura.

martedì 27 novembre 2012

Stanley Kubrick: a life in picture. Documentario che ripercorre la carriera del grande regista americano

Non penso ci siano molte persone al mondo, appassionati e non di cinema, che possano mettere in discussione la grandezza assoluta di Stanley Kubrick. Il regista newyorkese ha il merito di aver analizzato nei suoi film gran parte delle tematiche fondamentali del cinema, con egual successo. Puntiglioso e perfezionista fino all'esasperazione (chiedere agli attori che hanno lavorato con lui), in una carriera lunga quasi quarant'anni ha realizzato soltanto tredici film. Tredici perle che risplenderanno per sempre nell'Olimpo della settima arte, e che non smetterò mai di riguardare. E' davvero raro trovare un regista, con una carriera così lunga, che non abbia messo almeno una volta il piede in fallo e realizzato un film mediocre. Persino ad Hitchcock, altro maestro assoluto, ma agli antipodi di Stan, qualche buco nell'acqua è capitato.

Questo documentario, Stanley Kubrick: a life in pictures, diretto nel 2001 da Jan Harlan è davvero ben fatto e si avvale della collaborazione di molti attori che hanno lavorato con Kubrick, e personaggi del mondo del cinema che lo conoscevano. Una chicca da non perdere per tutti i "malati" del grande schermo. Buona visione.

Filmografia da Regista

- Paura e desiderio (Fear and Desire) (1953) 
- Il bacio dell'assassino (Killer's Kiss) (1955) 
- Rapina a mano armata (The Killing) (1956) 
- Orizzonti di gloria (Paths of Glory) (1957) 
- Spartacus (1960) 
- Lolita (1962) 
- Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba
(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb) (1964) 
- 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey) (1968) 
- Arancia meccanica (A Clockwork Orange) (1971) 
- Barry Lyndon (1975) 
- Shining (The Shining) (1980) 
- Full Metal Jacket (1987) 
- Eyes Wide Shut (1999)