venerdì 18 dicembre 2009

Un anno di Civico zero, all'insegna dell'accoglienza e della salvaguardia dei minori di strada

Tutte le foto utilizzate per il servizio sono state scattate da Marco Iegri per Save the children: nelle foto Manuel e Diego, ragazzi rom bosniaci, e ragazzi non accompagnati a Roma.



Roma è una delle città italiane con il maggior numero di minori stranieri non accompagnati. Ragazzi che giunti da soli nel nostro Paese spesso vivono in condizione di estrema povertà, e sono dunque notevolmente esposti al rischio di abusi e sfruttamento. Nella capitale, però, dal dicembre dello scorso anno c'è una struttura che si occupa di dar loro sollievo dalle fatiche della strada: un pasto caldo, la possibilità di cambiarsi, di fare una doccia e di entrare a contatto in modo sereno con i loro coetanei. Il suo nome è Civico zero, e si trova nel quartiere di san Lorenzo. All'interno sono evidenti i segni del passaggio di ragazzi di varie culture e nazionalità. Graffiti con scritte in arabo, romeno e poesie appese ai muri nelle lingue più disparate. L'aria che si respira è accogliente e, nella geografia urbana dei ragazzi stranieri di strada, questo è un luogo su cui contare. «Molti ragazzi arrivano in condizioni davvero difficili – ci dice Mohammad Musavi, un educatore di Civico zero-. Alcuni addirittura con la scabbia e diverse piaghe sul corpo, a causa della vita di strada. Quello che facciamo noi, come prima cosa, è fornire adeguate cure mediche e la possibilità ai ragazzi di lavarsi e consumare un pasto caldo». Mohammad è un giovane di origine afgana di ventidue anni, in Italia da quattro. La sua storia è simile a quella di molti altri minori che frequentano il centro, con la differenza che lui ce l'ha fatta.. E' la prova vivente che, con un adeguato percorso di accoglienza e integrazione, si può aspirare a condurre una vita degna e soddisfacente. «Dopo il primo approccio -continua Mohammad- cerchiamo di guadagnarci la fiducia del ragazzo, offrendo un internet point gratutio e diversi laboratori e attività creative. Abbiamo anche una palestra. In seguito cerchiamo di capire le intenzioni del minore, il suo progetto migratorio, e per quanto possibile lo indirizziamo a scegliere la strada migliore, anche con l'ausilio di un avvocato per la consulenza legale». Nell'ambito del progetto civico zero, da ottobre 2008 ad oggi, sono stati contattati e seguiti oltre 1200 ragazzi, di cui 534 sono stati supportati all'interno del centro diurno di San Lorenzo e 315 nelle attività su strada. Il fine è quello di fornire un sostegno ai minori che vivono in condizioni di marginalità sociale, e a forte rischio di devianza. «Il nostro intento -ci dice Laura Lagi, coordinatrice del progetto- è quello di rendere il più possibile accessibile la struttura. Lavoriamo anche con neo maggiorenni, e cerchiamo di agganciare il maggior numero di ragazzi andando anche per strada a fornire assistenza e a spiegare come opera il centro. Non vogliamo sostituire il lavoro degli enti locali -conclude la Lagi-, al contrario cerchiamo di integrarlo e renderlo più efficiente». Mentre parliamo la mattinata scivola via fredda, e il centro si va riempiendo. Iniziano ad arrivare i ragazzi e immediatamente si fiondano sui computer con la connessione ad internet. «Purtroppo molti sono delusi della loro esperienza italiana – dice Mohammad-. Il problema è che spesso per strada incontrano delle persone grandi che non hanno avuto fortuna, oppure sono finite a delinguere. Così cresce in loro la voglia di andare via.. E' bello però -conclude l'educatore- vedere i ragazzi che si impegnano nelle attività quotidiane. Che costruiscono piccoli oggetti di uso comune, che socializzano con propri coetanei». Con la speranza che tra questi giovani, un giorno, ci siano tanti nuovi Muhammad.


Pubblicato su Terra il 18/12/2009

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