
Ancora un altro ducumentario sull'anarchismo in Italia. Questa volta audio, trasmesso da Radio Ciroma Cosenza.

| Reazioni: |

| Reazioni: |

GENERE: Documentario-Instant movie
Con Mohamed Alì Lassoued
Regia: Antonio Laforgia
Montaggio: Marianna Fumai
Musiche originali: Simone Martorana, Nickolai Ahlfors
Mix audio: Renato Minichelli
Traduzioni: Angelo De Matteis
Inshallah è la storia di Mohammed Alì, un ragazzo tunisino di 26 anni. E’ la sua storia, ma è anche quella di un’intera generazione, protagonista della rivoluzione tunisina prima e di un esodo di massa verso l’Europa poi. Ed è la storia di un Paese, l’Italia, che si ritrova ad essere sia il primo approdo, la salvezza, che un ostacolo da superare per raggiungere la Francia ed un sogno di libertà. La rivoluzione, poi la fuga e la paura nel Mediterraneo in tempesta, il caos di Lampedusa, l’incubo costante del rimpatrio: Dalì racconta il suo viaggio con le parole e con i video girati dal suo cellulare. E poi l’arrivo in Puglia, e la speranza che torna a trasformarsi in angoscia quando si ritrova dentro la gigantesca tendopoli di Manduria. Anche lui, come tanti altri, scavalca quel recinto che lo tiene rinchiuso e dall’altra parte incontra dei suoi coetanei baresi, che decidono di aiutarlo a scappare. Per le autorità è più che mai un clandestino, ma a Bari Dalì scopre il volto umano della terra in cui è approdato, l’amicizia e la complicità di ragazzi non poi così diversi da lui. Dopo lunghi tentennamenti il governo concede un permesso umanitario di sei mesi a lui e alle altre migliaia di tunisini sbarcati, e Dalì decide di riprendere il suo viaggio verso la Francia, per ricongiungersi allo zio. Assieme a lui i suoi nuovi amici, ed in mano una telecamera con cui raccontare il resto della sua avventura. A Ventimiglia l’incontro con altri ragazzi tunisini, bloccati assieme a lui davanti ad una nuova frontiera che sembra volergli chiudere la strada del futuro.
Note di regia
Mi trovavo a Bari. Me ne stavo tranquillo a bere una birra fuori dal solito locale quando vidi arrivare tre ragazzi. Li avevo conosciuti qualche tempo prima. Ma le loro facce erano diverse dal solito. Diverse da quelle di tutti gli altri lì intorno:erano appena tornati dalla tendopoli di Manduria. Mi è bastato ascoltare qualche parola dei loro racconti per essere assalito da un senso di inquietudine. La mattina dopo sono partito per Manduria con alcuni di loro. La mia regione, la Puglia, grande molo del mediterraneo, tornava ad essere approdo di migliaia di persone in cerca di un futuro migliore, così come era stato per gli albanesi quando ero ancora un bambino. Ed io volevo guardarli in faccia quei “clandestini”. Gli stessi ragazzi che fino a poche settimane prima erano stati acclamati a gran voce per aver liberato il proprio Paese dalla dittatura e che adesso, dopo averlo abbandonato a rischio della vita, venivano dipinti come una grave minaccia da respingere. Rinchiusi dentro le recinzioni di un enorme tendopoli il loro sguardo si incrociò da lontano con il mio. La loro angoscia mi raggiunse, la loro impotenza mi rivelò la mia. E’stato allora che ho incominciato a camminare sconsolato lungo un sentiero di campagna, fino ad arrivare ad un piccolo rudere abbandonato. Ed è stato lì che ho incontrato Dalì, di pochi anni più piccolo di me, con il terrore dipinto sul volto. Mi è bastato poco per decidere che avrei raccontato la sua storia, e attraverso di lui quella di tutti gli altri tunisini. E mi è bastato poco per decidere che l’avrei portato via di lì, e che il suo viaggio alla ricerca della libertà sarebbe diventato anche il mio.| Reazioni: |
| Reazioni: |