sabato 18 aprile 2009

Referendum

L'accorpamento in un unico giorno di referendum e elezioni europee non ci sarà. L'argomento forte, più che il merito dei quesiti referendari, cavalcato dai sostenitori dell'election day è stato il risparmio di 500mln di euro che si sarebbe ottenuto non allestendo un'altra consultazione elettorale in un giorno diverso. E si sa, con la crisi e l'emergenza terremoto, quello del risparmio di fondi pubblici è un tema che tocca la pancia dei cittadini. Il discorso però non può limitarsi a prendere in considerazione solo il possibile risparmio di denaro, c'è ben altro in gioco e occorre ponderare bene decisioni che inevitabilmente avranno un seguito nella vita politica e democratica del nostro paese. Nel dettaglio il referendum chiede "l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi". In pratica il varo di una nuova epoca politica, caratterizzata non più dal bipolarismo generato dal porcellum, ma da un bipartitismo perfetto che vedrebbe il Pdl e il Pd farla da padroni, con i partiti minori che avrebbero si una rappresentanza in parlamento (a patto di superare la soglia di sbarramento imposta al 4% per la camera e all'8% per il senato) ma in sostanza ininfluente. Siamo sicuri di volere un sistema del genere? Che vieta le coalizioni e in pratica pone su un piatto d'argento il governo del paese a Berlusconi e al suo Pdl per molti anni a venire? Penso di no. La battaglia condotta dalla Lega per scongiurare il pericolo dell'accorpamento è una battaglia per la sopravvivenza, leggittima e con ottime motivazioni. Innanzitutto il referendum è una consultazione a parte, che necessita del raggiungimento del quorum per essere valido. A differenza delle elezioni politiche il cittadino non ha il diritto-dovere di andare a votare e dunque può benissimo scegliere di non aderire alla consultazione e starsene a casa. Proprio in questo risiede lo spirito referendario, nella partecipazione massiccia popolare, libera da condizionamenti, che con il raggiungimento del quorum leggittima e convalida la consultazione. Con l'accorpamento il referendum riceverebbe, invece, una notevole spinta dalla ben più corposa massa di persone che si recherebbe a votare per le elezioni europee. Un valore aggiunto che distorcerebbe il tutto. Penso che il nostro sistema elettorale, quantunque imperfetto e che non permette di scegliere direttamente il candidato, è già semplificato abbastanza, dato che in parlamento sono rappresentati solo 5 partiti e ci sono solo 6 gruppi parlamentari. Quella della semplificazione estrema non è sempre la strada migliore da percorrere. Il nostro paese è composto di più sfumature politiche, che meritano, se hanno una base elettorale significativa, di essere protagoniste della vita politica nazionale e non mera rappresentanza

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