venerdì 24 aprile 2009

Riaperta l'inchiesta sull'attentato al giudice Borsellino. Dopo le dichiarazioni di Genchi, nuove versioni dei pentiti


Sembrava un'inchiesta conclusa, anche per la cassazione, quella sull'attentato di via D'amelio a Palermo del 19 luglio 1992. In quel maledetto giorno persero la vita, in una strage da tutti presentita e annunciata, il giudice Paolo Borsellino e i cinque uomini della sua scorta. Dopo svariati processi e altrettanti gradi di giudizio, che avevano portato a una, seppur da molti contestata, verità giudiziaria, la sentenza che condannava definitivamente Vincenzo Scarantino e Salvatore Caldura sembrerebbe, dalle ultime rivelazioni, essersi avviata verso un sostanziale ribaltamento. L'inchiesta sull'attuazione della strage, e quella sui mandanti occulti è stata riaperta dalla procura di Caltanissetta, quella di competenza, in seguito alle rivelazioni del nuovo pentito Salvatore Spatuzza, molto ascoltato dai pm nisseni, e alle dichiarazioni di Gioacchino Genchi. Spatuzza si è autoaccusato del furto della ben nota Fiat 126, che secondo le indagini è stata usata come autobomba nella strage, mentre Genchi sostiene che il telecomando utilizzato per far brillare la carica è stato azionato dall'alto del Monte Pellegrino, dove ci sarebbe stata una sede dei servizi segreti italiani. Nel confronto tra Spatuzza e Caldura quest'ultimo ha negato di aver rubato la 126, sovvertendo le sue iniziali rivelazioni, e ha dato ragione a Spatuzza sulla completa estraneità di Aglieri, e gli altri boss di Santa Maria di Gesù, alla strage, Scarantino invece mantiene la sua iniziale confessione sulla partecipazione all'attentato. Inoltre nuovi pentiti asseriscono che la 126 non è il luogo in cui era stato posizionato l'esplosivo, e che invece la carica era stata messa all'interno di un bidone abbandonato, anche se ancora non si fanno ipotesi su chi sia stato a posizionarla. Insomma, ciò che conta è che tutte queste nuove rivelazioni stravolgono completamente l'attuazione, finora ricostruita, della strage, e la procura di Caltanissetta sta indagando per autocalunnia su Caldura e Scarantino. Resta il fatto che, quantunque le novità siano accertate , finora le indagini e i processi si sono concentrati solo sulla realizzazione materiale dell'infame attentato, mentre sui mandanti ancora non si è assolutamente fatta chiarezza. Rimangono ancora da scoprire le innumerevoli connessioni tra servizi segreti, potere politico e malavita organizzata, e bisogna dare una risposta agli interrogativi sul perchè si sia lasciato un così basso livello di sicurezza su un uomo più volte minacciato di morte, e sul quale, ormai chiaramente, la mafia aveva emesso la sua sentenza.

Nessun commento:

Posta un commento